domenica 6 ottobre 2013

capitolo 1. notte. clara

la notte. è un momento strano sapete? ci si ritrova davanti al buio più buio, sotto i cadaveri morenti delle stelle,sopra una terra che sembra avere lo stesso colore del cielo. è un momento in cui voli in una melma oscura, non sai cosa ti circonda ma ti piace starci perché ti sembra di essere a casa. in fondo al buio puoi immaginare di essere ovunque. per un attimo puoi immaginare di essere in brasile e l'attimo dopo BAM sei sotto le lenzuola di un letto che ormai non ti appartiene più. il suo letto. tra le sue braccia. ricordo ancora quando la chiamavo per sapere come stava quando io non c'ero e lei che si preoccupava di come ero vestita, se il tempo era bello, se stavo bene. insomma le cose che una mamma chiede alla figlia quando va in gita con la scuola. una mamma. quella fu l'unica volta che si comportò da mamma. in 12 anni non siamo mai state legate. e ormai ho 12 anni da tanto tempo.
  mi piace la notte anche perché si può stare con gli occhi aperti o chiusi. nessuno noterebbe la differenza. nemmeno io quasi. per questo la adoro tanto. perché posso starmene per i fatti miei e immersa nei miei pensieri.
  e amo la notte perché è l'unico momento in cui i pensieri fanno più rumore del mio respiro. o almeno, finchè ero in vita era così.

più o meno sempre verso mezzanotte mi siedo sulla mia sedia a dondolo, rubata dalla cucina dei miei genitori e portata di peso in camera mia. mi piace dondolarmi guardando fuori dalla finestra un po' ingiallita dal tempo e coperta da un leggero strato di polvere. mi piace guardare quel giardino del retro di casa nostra dove un tempo giocavo con le mie amiche. ora è solo un giardino abbandonato, con un albero morente e uno pneumatico che gira su se stesso avanti e indietro come se stesse disapprovando il mondo intero. l'erba è ormai secca e la staccionata un tempo bianca ha perso tutta la vernice e parti, di qua e là.
  in casa vivevo solo con i miei genitori. anche se più che vivere è meglio dire sopravvivere. se il mondo fuori era una tortura, dentro casa si stava peggio. molto, molto peggio. mia madre sbraitava sempre di essere una matta per aver sposato un uomo che passa 24/7 nello scantinato a ______ . qui puntualmente i miei ricordi si bloccano.
  non ricordo bene come erano fatti i mie, ricordo di mia madre i capelli. li adoravo. lunghi, fluenti, biondi come il grano e morbidissimi. ed erano sempre profumatissimi. non so che darei per sentire quel profumo ancora una volta, per avere sulle mie mani quella sensazione di infinità morbidezza. quanto dare per sentire qualcosa di nuovo.
e invece sono costretta a guardare quel giardino morto, di una casa morta, di una famiglia morta, in una camera morta e col mio cadavere appeso al muro.
  parlavano di pace eterna, ma di pace ne ho ben poca. e purtroppo insieme al mio corpo mi è morta anche la speranza.




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