giovedì 2 gennaio 2014

la sua àncora

sono solito ormai iniettarmi una dose di musica a quest'ora fino a quando non vado a dormire. mi aiuta, la musica. sopratutto perché mi sono riscoperto silenziofobo. sopratutto in questi due giorni, dove l'essenziale sembra troppo lontano mille miglia. 
  voglio la pace. voglio la pace con me stesso, con i miei pensieri e con le mie emozioni. voglio trovare la pace. e voglio tornare da lei, salutarla e dirle che non la amo più, perché non posso vivere senza di lei, e se questo è il prezzo sono disposto a pagarlo. ma non posso farcela da solo.

abbiamo litigato alla sua festa di capodanno, quella organizzata da lei e qualche altro amico. le ho rovinato la festa, il capodanno e gli ultimi 5 anni della sua vita, in poche parole. abbiamo litigato perché ho sbottato davvero malissimo. avevo bevuto fin troppo forse, e forse era l'alcool che parlava, o meglio che gridava. ma le mie parole erano vere, le mie lacrime erano vere. ciò che dicevo era vero. io la amo, più della vita stessa, più dell'amore stesso. 
  dopo averla cercata per tutto il posto dove si svolgeva la festa, dopo aver chiesto a tutti se l'avessero vista, con l'alcool e l'adrenalina nel sangue che si impadroniva della ragione, ho cominciato a preoccuparmi. mi ero ripromesso di non perderla di vista dicendole: "non voglio che ti succeda nulla di male". cazzate. la realtà è che, rimanendole vicina, e tenendola d'occhio l'unica cosa che volevo preservare era la mia tranquillità nel vederla sola o con gli amici, non con un ragazzo. odio sapere che chiunque la potrebbe portare via da me. sarà un discorso egoistico ma nessuno la merita più di quanto la meriti io. dico davvero. la conosco da 5 anni, 5 anni in cui nonostante i litigi, nonostante gli ostacoli, nonostante il fottuto tutto, sono sempre rimasto al suo fianco, porgendole una spalla quando doveva piangere, le mie orecchie per ascoltare i suoi scleri e i miei occhi controvoglia vedendola insieme a ragazzi che non solo non la meritavano, ma si approfittavano della sua enorme bontà, della sua dolcezza e della sua felicità. l'hanno spremuta così tanto che ora ha paura della vita stessa. ha paura di soffrire. 

è vero, anche io mi ci sono messo, per farla arrabbiare, sempre a causa dei miei sentimenti incompatibili con lei, ma ho messo ammenda ogni volta che era necessario. che sia dopo qualche ora o dopo un anno. io vivo per lei, io vivo di lei. non posso pensare una vita senza la sua presenza. ma sta volta credo che sarò costretto a lasciarla andare, a lasciarla libera di andare avanti con la sua vita.
  sono stato l'àncora involontaria della sua vita. sono arrivato e, con la mia spocchiosa faccia, ho preteso un posto nella sua vita. ho preteso il posto più importante nella sua vita. 
  non so se deciderà mai di scrivermi, per dirmi qualcosa, qualsiasi cosa. in tal caso, spero accada presto. spero accada. ogni minuto senza di lei è come una sigaretta fumata, che toglie 15 minuti di vita. sei il mio veleno ed il mio antidoto. perdonami perché ti amo, perdonami perché ho bisogno di te, perdonami perché sono un coglione geloso del cazzo, perdonami se sono entrato nella tua vita, scombussolandola e mettendola sotto sopra

ciò che ho sempre voluto è la tua felicità e ora, se stai leggendo, spero tu la possa trovare con o senza di me. vivi la tua vita, cerca la felicità e tranquilla, lasciami pure cadere se la tua mongolfiera non riesce a sopportare pure il mio peso per continuare a salire nel cielo blu.
  finchè vivrò il mio cuore sarà il tuo. ricordi? ciò che è mio è tuo.

-D.

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